In questo articolo affrontiamo il tema dei TLD (Top Level Domain), ovvero la parte finale di un nome di dominio dopo il punto, come ad esempio .com. Si tratta di un elemento fondamentale per la gestione tecnica, l’indicizzazione e la strategia SEO, soprattutto quando si pensa di lanciare un sito o e-commerce sui mercati internazionali.
Analizziamo le tipologie di TLD esistenti – generici (gTLD), sponsorizzati (sTLD) e con codice paese (ccTLD) – e il loro ruolo essenziale per il Domain Name System (DNS) e la segmentazione geografica del posizionamento.
- Quando scegliere un ccTLD? Se il focus è su uno specifico paese, optare per un ccTLD come .es o .co.uk aiuta i motori di ricerca e gli utenti a capire subito il target geografico e linguistico. Questo però comporta la gestione separata di più domini, con una complessità operativa maggiore.
- Sottodirectory: sono una soluzione più semplice da gestire e con un costo di mantenimento ridotto. Usare strutture come
www.nomesito.com/en
consente di accorpare l’autorità in un solo dominio, ma gli utenti potrebbero percepire meno il focus locale rispetto ai ccTLD. - Sottodomini: tecnicamente facili da attivare (es:
en.nomesito.com
), ma meno performanti sotto il profilo SEO perché rischiano di disperdere l’autorità del dominio. Risultano comunque preferibili rispetto a soluzioni che utilizzano solo parametri di lingua nell’URL. - Parametri lingua in URL: permettono di duplicare rapidamente il sito in più lingue, ma penalizzano molto in ottica SEO, sia per difficoltà di indicizzazione sia per rischio duplicazione contenuti.
- Nuovi domini per ogni paese: rendono chiaro l’obiettivo geografico, tuttavia la mancanza di storico del dominio può influire negativamente su Google, richiedendo quindi più tempo e lavoro per ottenere risultati.
- Strutture miste da evitare: mischiare ccTLD, sottodirectory, sottodomini e parametri genera confusione per i motori di ricerca e ostacola la corretta indicizzazione.
Breve guida per la scelta dei Top Domain Level per il mercato internazionale
TLD è l’acronimo utilizzato per il dominio di primo livello. È l’ultimo segmento di un nome di dominio dopo il punto finale.
Un ottimo esempio di TDL è: .com
I top domain level si possono poi suddividere in :
- gTLD – Domini di primo livello generici
- sTLD – Domini di primo livello sponsorizzati
- ccTLD – Domini di primo livello con codice paese
Il TLD gioca un ruolo importante nel Domain Name System (DNS) e per l’indicizzazione del sito / e-commerce su mercati diversi da quello di riferimento.
Supponiamo di avere un sito con url www.miosito.it e che la nostra necessità sia quella di posizionarci in un mercato internazionale in lingua inglese o in un mercato di riferimento con una lingua specifica.
Ecco quindi le considerazioni che dovremo fare prima di scegliere il nuovo TLD
Scegliere il dominio migliore può fare la differenza
Se si sta cercando un nuovo dominio per cominciare a fare attività di marketing online su un mercato estero la soluzione migliore è quella di optare per l’estensione di paese nella quale ci si vuole proporre:
- https://www.nomesito.es per il mercato spagnolo
- https://www.nomesito.com per il mercato globale
- https://www.nomesito.co.uk per il mercato dedicato all’Inghilterra
in questo caso il .es e gli altri vengono chiamato ccTLD. I ccTLD utilizzano codici di due lettere per indicare agli utenti e ai motori di ricerca in quale paese, stato sovrano o territorio dipendente è registrato un sito web.
Il PRO di scegliere un ccTLD specifico per ogni paese è quella di indicare in maniera chiara al motore di ricerca per quale lingua si compete sulla SERP e sarà più facile posizionarsi per parole chiave specifiche nelle rispettive lingue straniere.
Sottodirectory:
In questo caso avremo un ccTLD di questo tipo:
- https://www.nomesito.com/en per la lingua inglese
- https://www.nomesito.com/it per la lingua italiana
- https://www.nomesito.com/de per la lingua tedesca
I PRO in questo caso sono il minor dispendio in termini di mantenimento del dominio e una maggiore facilità nel consolidare l’autorità del dominio in senso globale.
I CONTRO sono invece una diminuita percezione da parte dei motori di ricerca dell’autorità nelle lingue straniere del dominio, quindi sarà un po’ più complesso aggredire le serp in lingua, inoltre gli utenti prediligono siti con ccTLD locale (.it, .de, ecc.) in rapporto a siti con lingue in sottodirectory (/en/, /de/, ecc.)
Sottodominio:
In questo caso avremo un ccTLD ancora diverso:
- https://en.nomesito.com per la lingua inglese
- https://it.nomesito.com per la lingua italiana
- https://de.nomesito.com per la lingua tedesca
L’ unico PRO di questa soluzione è che sia di facile gestione, in quanto dal punto di vista della creazione di sotto domini non ci sono particolari limitazioni.
I CONTRO invece sono molto importanti, nel senso che i motori di ricerca li considerano sicuramente di minore impatto nei confronti di ccTLD locali o di sotto directory, oltre a ciò l’autorità del dominio viene notevolmente “diminuita” a discapito del posizionato organico generale. Anche in questo caso gli utenti preferiscono un ccTLD come sotto directory in rapporto ai sotto domini
Parametri lingua:
Ci possono essere delle piattaforme per realizzare siti ed e-commerce che gestiscono nativamente o tramite plug-in le lingue straniere tramite l’utilizzo di parametri “appesi” alle url (chiamati gTLD), com è possibile vedere di seguito.
https://www.nomesito.com/?lang=it-IT per la lingua italiana
https://www.nomesito.com/?lang=en-EN per la lingua inglese
https://www.nomesito.com/?lang=de-DE per la lingua tedesca
ecc.
In questo specifico caso il PRO risiede nel fatto che il sito venga replicato in maniera automatica nelle varie lingue.
I CONTRO sono dovuti al fatto che dal punto di vista SEO le url contenente parametri sono difficilmente posizionabili, inoltre se non correttamente gestiti questi parametri possono creare contenuti duplicati che non solo riducono drasticamente l’autorità del sito, ma ne pregiudicano il posizionamento.
Se tutte queste opzioni non sono percorribili l’unica cosa che puoi fare è quella di utilizzare un nuovo dominio per identificare il sito e/o e-commerce per il paese in cui ti vuoi posizionare.
- https://www.nomesitogermany.com per il mercato tedesco
- https://www.nomesitousa.com per il mercato americano
- https://www.nomesitofrench.com per il mercato francese
In questi casi, tuttavia, si deve prendere in considerazione il fatto che il dominio non ha (molto probabilmente) nessun tipo di storicità, parametro che Google interpreta in maniera significativa per il posizionamento organico) e di conseguenza le attività SEO dovranno essere molto più mirate e impiegheranno molto più tempo ad ottenere risultati.
Una cosa da evitare accuratamente è di non avere strutture miste per posizionare il sito nelle varie lingue:
- https://www.nomesito.com per il mercato globale in lingua inglese
- https://www.nomesito.com/it/ per il mercato italiano
- https://de.nomesito.com per il mercato tedesco
- https://www.nomesito.com/?lang=fr-FR per il mercato francese
L’esempio riporta nomesito.com come main url e le varie tipologie di ccTLD e gTLD per gestire le varie lingue, ciò comporta per il motore di ricerca una enorme difficoltà di scansione e conseguentemente di indicizzazione.