Usare Google Analytics è un fattore di ranking?

Google Analytics, perlomeno nella sua versione base, è ormai presente nella maggioranza dei siti (secondo W3Techs nel 2021 è presente nell’86,3% dei siti che usano uno strumento di analisi del traffico).

Le ragioni più comuni per installarlo, oltre al fatto che è diventata una sorta di prassi, sono la misurazione del traffico, del comportamento degli utenti sul sito, del rendimento delle campagne e delle conversioni.

Nell’ottica di un approccio integrato, si sente poi spesso dire che “Google Analytics serve per la SEO”.

Ma che cosa significa?

Google considera la presenza o meno del codice di Analytics in un sito tra i fattori che influenzano il ranking? Se si utilizza un altro strumento di analisi del traffico, il nostro sito sarà penalizzato per la presenza di uno strumento “non-Google”?

Il dubbio è lecito, considerando che parte dell’algoritmo di Google rimarrà sempre una black box, tuttavia Matt Cutts, ex leader del Webspam team di Google, ha risposto a questa domanda già nel 2010 in un video pubblicato sul canale YouTube ufficiale di Google, dove afferma in maniera molto semplice e diretta:

“non utilizziamo in alcun modo Google Analytics per determinare la search quality”

Negli anni successivi questa affermazione non è mai stata smentita, anzi se ne trova conferma più volte su Twitter se si segue ad esempio John Mueller (Search Advocate in Google).

Quindi Google Analytics non serve per la SEO?

Sbagliato.

Pur non essendo Google Analytics di per sé un fattore di posizionamento, tuttavia, il suo utilizzo è ugualmente fondamentale per la SEO perché permette di monitorare i fattori di ranking, e quindi misurare i risultati ottenuti con gli interventi SEO, e al tempo stesso individuare le opportunità o le aree di intervento più urgenti.

Tempo di caricamento e mobile friendliness

Secondo MonsterInsights questi due elementi sono stati tra i 5 fattori di ranking più importanti nella SERP di Google nel 2021.

In Google Analytics, la reportistica disponibile alla voce “Pubblico > Dispositivi Mobile” permette di confrontare i vari device utilizzati dagli utenti per capire se la versione mobile del nostro sito ha effettivamente una migliore performance se confrontata con la versione desktop.

Il report “Comportamento > velocità del sito”, invece, riporta i tempi di caricamento delle pagine, anche questi segmentabili tra desktop e mobile, oltre che per browser, e li confronta con la media del sito.

Keyword Optimization

L’ottimizzazione delle parole chiave, ovvero i termini che gli utenti digitano su Google (e alle quali il nostro sito deve “rispondere” se vuole posizionarsi), è forse la prima cosa che ci viene in mente se pensiamo alla SEO, ed è anch’essa nella lista dei 10 fattori di ranking più importanti del 2021 stilata da MonsterInsights.

Google Analytics ci può venire in aiuto in questo lavoro con due report:

  • Il report delle query, generato dal collegamento con Search Console, che si trova in “Acquisizione > Search Console”. Questi dati sono diventati fondamentali da quando, nel lontano 2013, Google Analytics ha smesso di registrare le chiavi di ricerca organiche. Il collegamento con Search Console permette di importare in Analytics le query di ricerca e visualizzare, in aggiunta ai dati di click, impression e CTR, anche la bounce rate e il numero di pagine per sessione di ognuna.
  • Il report della ricerca interna (“Comportamento > Ricerca sul sito”), nel quale vengono raccolte le parole chiave digitate dagli utenti nella ricerca interna del sito. Queste parole forniscono spunti importanti per la keyword optimization perché permettono di capire qual è l’intento di ricerca degli utenti, e se questo viene soddisfatto dai contenuti del sito.

In conclusione, inserendo i dati di cui sopra in una dashboard ad accesso rapido direttamente nel pannello di Google Analytics, si potrà disporre di una schermata di monitoraggio dei fattori di ranking da consultare in qualsiasi momento aggiornando l’intervallo temporale. 

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