Black Hat SEO: da 1° a ultimo in poche mosse

Per Black Hat SEO si intendono tutte quelle azioni che si compiono su un sito web, con lo scopo di migliorarne il suo posizionamento in SERP, ma che sono severamente vietate dai motori di ricerca.

Che cos’è la Black Hat SEO e perché si chiama così

Come accennato nell’introduzione, con il termine Black Hat SEO si intendono tutte quelle tecniche e pratiche utilizzate per migliorare il ranking di un sito (o di una pagina web), ma che violano le linee guida fornite dai motori di ricerca. Tali azioni, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, determinano penalizzazioni da parte dei motori di ricerca e quindi perdita parziale (o completa) della visibilità organica di un sito.

Ma da dove deriva il nome “Black Hat SEO”?

Questo termine, tradotto in italiano, significa “cappello nero” ed è un chiaro rimando alla cinematografia western degli anni 20 e 40, dove chi indossava questo capo era il cattivo della storia.

Proprio grazie a questa metafora, oggi il termine “black hat” indica un hacker che, senza autorizzazione, irrompe all’interno dei sistemi e delle reti informatiche con intenzioni maligne, violando la privacy degli utenti.

Come in tutte le storie, non ci sono solo i cattivi! Citiamo dunque i “white hat” che, nell’ambito dell’ottimizzazione per i motori di ricerca, possono essere considerati i SEO che lavorano con voi tutti i giorni.

Come capire se qualcuno sta utilizzando tecniche di Black Hat SEO?

Quando parliamo di ottimizzazione per i motori di ricerca, il focus deve essere prima di tutto verso l’utente: d seguito quanto riportato da Google stesso all’interno del sito Google Search Central:

Devi creare un sito web a vantaggio degli utenti e qualsiasi ottimizzazione deve essere pensata per migliorare l’esperienza utente. Uno di questi utenti è il motore di ricerca, che aiuta tutti gli altri a trovare i tuoi contenuti. La SEO aiuta i motori di ricerca a comprendere e presentare i contenuti.

La prima domanda quindi per capire se ci sia o si sta facendo Black Hat SEO è porsi la seguente domanda: sto facendo qualcosa di utile per i miei utenti? Sto dando loro del valore aggiunto attraverso il mio sito?

Se un lavoro viene svolto in maniera “furba” senza considerare gli utenti, ma solo i motori di ricerca, allora siamo in presenza di Black Hat SEO. Solitamente vengono utilizzate queste tecniche per cercare di migliorare il ranking in maniera abbastanza veloce, senza però pensare alle conseguenze alle quali si va in contro (che possono essere appunto una perdita parziale o completa della visibilità organica).

Quali sono le tecniche Black Hat SEO?

Di seguito verranno elencate e spiegate le tecniche più comuni di Black Hat SEO che, molto spesso, vengono ancora messe in pratica a causa delle informazioni errate circa la qualità del lavoro che si deve fare quando si parla di ottimizzazione per motori di ricerca.

Keyword stuffing

“Per essere visibili con una parola su Google bisogna ripeterla sempre all’interno del testo”

Quante volte vi siete trovati di fronte a questa frase? Io, come SEO, la sento almeno una volta al mese! Naturalmente è un’affermazione del tutto errata!

L’inserimento della top keyword (e delle keyword correlate) all’interno di una pagina web deve essere del tutto naturale; l’utilizzo eccessivo di parole chiave in un contenuto diventa infatti causa di penalizzazioni da parte di Google. Qui Google parla proprio di Keyword Stuffing.

Questo un esempio concreto di keyword stuffing applicato ad un contenuto innaturale:

“Vendiamo gattini piccoli. I nostri gattini piccoli sono dolci. I nostri gattini piccoli in vendita sono adatti a tutti. I nostri gattini piccoli sono giocano anche con altri gatti piccoli! Puoi videochiamarci e vedere con i tuoi occhi i nostri gattini piccoli. I nostri sono i migliori gattini piccoli in commercio. Se pensi di acquistare da noi dei gattini piccoli, manda una mail all’indirizzo gattini.piccoli@example.com”

Cloaking e Testo nascosto

Sappiamo tutti che “Content is the King” ma, molto spesso, ci viene detto dai clienti che troppo testo non è “bello da vedere”, soprattutto quando parliamo di dispositivi mobile.

Ecco che qualcuno ha ben pensato che la soluzione ottimale fosse quella di mostrare muri di testo ai motori di ricerca e … niente testo all’utente! Tramite CSS o JS è possibile, infatti, mostrare agli utenti una versione di pagina web completamente diversa rispetto a quella che vedono i motori di ricerca.

All’interno del Cloaking rientrano non solo il contenuto testuale, ma contenuti a livello generale (img, video, testo, ecc..).

Purtroppo, anche questa tecnica è stata bannata dai motori di ricerca e inserita all’interno della nostra lista Black Hat SEO. Qui l’articolo sul Cloaking su Google Search Central

Di seguito un esempio molto chiaro di cloaking:

Cloaking - tecnica Black Hat SEO

Attraverso elementi HTML è possibile nascondere parte di testo agli utenti, magari inserendo dopo le prime righe un “leggi di più“. L’importante è che i motori di ricerca possano leggere il testo per intero.

Contenuti generati automaticamente e contenuti scarni

Alcuni contenuti possono essere ritenuti di scarsa qualità, soprattutto se generati tramite strumenti AI (intelligenza artificiale) poco validi.

Di seguito i contenuti che possono causare penalizzazioni da parte dei motori di ricerca:

  • Testi senza senso e innaturali per gli umani, utili solo per i motori di ricerca
  • Testi tradotti da strumenti automatici; se prendiamo l’esempio di un italiano versus un inglese, va da sè che le traduzioni possono non aver molto senso (es: “in the mouth of the wolf” o “cats small”)
  • Contenuti copiati da siti terzi (anche rubando pezzetti di qua e di là, il risultato rimane lo stesso… Google ti penalizzerà!)
  • Contenuti generati da AI Copywriting tool (soprattutto quelli di scarsa qualità) senza che ci sia stato un controllo da parte di un umano prima di caricarli
  • Contenuti generati utilizzando tecniche di creazione di sinonimi o di offuscamento automatizzati
  • Contenuti che non forniscono alcun valore all’utente (troppo corti e non originali)

Redarre contenuti ottimizzati per il web aiutandosi con strumenti AI affidabili è possibile, ma è comunque necessario che una persona fisica ci dia una letta, così da evitare l’inserimento di parti di testo innaturali.

In questo articolo puoi trovare una guida su come realizzare contenuti per il web.

Redirect ingannevoli e Pagine Doorway

Se pensate di creare una landing page che si posizioni bene per poi reindirizzare l’utente (o il motore di ricerca) verso un sito diverso, state andando in contro a una morte di visibilità certa, perché state per violare molte istruzioni per i webmaster fornite da Google!

Di seguito 2 esempi di redirect ingannevoli:

  • Gli utenti, tramite un redirect in JS, vengono reindirizzati a contenuti completamente differenti rispetto a quanto vedono i motori di ricerca
  • Gli utenti da desktop vedono una versione corretta di sito, mentre gli utenti da dispositivi mobile finiscono su un sito considerato spammoso

Le pagine doorway, come suggerisce il nome stesso, altro non sono che delle porte (pagine web nel nostro caso) che conducono l’utente verso una strada diversa da quella richiesta grazie a un redirect.

Sono per lo più pagine realizzate per posizionarsi per determinate keyword e, quando l’utente ci clicca, viene reindirizzato verso un sito diverso (che solitamente non si posiziona perché di poco valore).

Attività off-site … fatte male!

Le attività di link building devono essere eseguite in maniera corretta se non si vuole andare in contro a severe penalizzazioni da parte dei motori di ricerca.

Google ribadisce molto spesso, infatti, che i link non dovrebbero essere acquistati attraverso scambio di denaro. Di seguito le linee guida ufficiali:

“1) L’acquisto o la vendita di link per aumentare il PageRank. Sono compresi:

  • Lo scambio di denaro per link o post che contengono link.
  • Lo scambio di beni o servizi per i link.
  • L’invio a qualcuno di un prodotto “omaggio” in cambio di una recensione positiva e dell’inclusione di un link.

2) Lo scambio di link eccessivo (con un accordo tipo “Tu aggiungi link al mio sito e io aggiungo link al tuo”) o la creazione di pagine partner esclusivamente per il crosslinking.

3) Le campagne di marketing su larga scala che prevedono articoli o post scritti da ospiti contenenti link con anchor text ricchi di parole chiave.

4) L’utilizzo di programmi o servizi automatizzati per creare link al tuo sito.

5) La richiesta di un link nell’ambito di Termini di servizio, di un contratto o altro accordo simile senza consentire a un proprietario di contenuti di terze parti di qualificare il link in uscita.” Google Search Central

Come fare dunque per non essere penalizzati a causa di un’attività off-site?

Affidarsi a degli esperti SEO è il primo passo!

Di seguito alcuni degli elementi che devono essere analizzati/valutati quando si attivano campagne di link building:

  • Autorevolezza del sito e dei competitor
  • Anchor text utilizzate fino a quel momento
  • Keyword obiettivo della campagna
  • Rapporto link follow/nofollow
  • URL di atterraggio
  • Referral domain
  • Nel portale scrivono giornalisti?
  • Sono presenti i riferimenti degli autori con anche la bio?
  • Ecc….

Ho uno di questi problemi di Black Hat SEO nel mio sito: cosa devo fare?

Qualora abbiate attuato nel vostro sito una di queste “soluzioni” SEO, o vi siete accorti che il sito presenta una di queste violazioni, è necessario in primis verificare che il motore di ricerca non abbia già penalizzato il sito.

La seconda cosa da fare è una SEO audit, per poter verificare tutte le problematiche presenti nel sito. Una volta ottenuta la panoramica sullo stato di salute del sito, è necessario prioritizzare gli interventi sulla base della loro gravità e risolverli uno ad uno.

È un lavoro molto lungo ma che alla fine potrà determinare una crescita naturale del traffico organico e soprattutto duratura!

Considerazioni finali

Fare SEO non significa lavorare per i motori di ricerca, ma lavorare per gli utenti.

Le ottimizzazioni tecniche e contenutistiche che si fanno all’interno di un sito web sono infatti sempre volte ad offrire la migliore esperienza alle persone che vi accedono.

Alcuni esempi concreti?

  • Tra i fattori che hanno un impatto diretto sulla visibilità di un sito troviamo quel fastidioso spostamento improvviso degli elementi in pagina (Core Web Vitals)
  • Quando facciamo ricerche in ambito medico, Google preferisce mostrare pagine web che siano complete di autore (che deve essere uno specialista del settore) e di fonti mediche
  • L’inserimento delle breadcrumb in tutte le pagine del sito non solo è uno strumento utile per il miglioramento dell’internal linking, ma è soprattutto un aiuto per gli utenti che non si perderanno tra le pagine del sito

Affidatevi dunque a degli esperti SEO che sappiano come non farvi arrivare dalla posizione 1 alla 100!

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